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I link elencati qui sotto sono quelli che rimandano a Berlusconi a Porta a Porta dice che ha rispettato il contratto, ma non corrisponde ai dati ISTAT:

Commenti

remo lalli

l'articolo e' argomentato e convincente. e' uno sforzo nel sostenere un cambiamento nel messaggio politico verso la verificabilita' e l'accountability. ci sono illustri nomi tra quelli che si battono per uno stesso principio di verifica dei contenuti nella politica, primo tra questi Paul Krugman. chissa' che gli italiani non
siano piu' pronti degli americani ad accettarlo e a chiederne il rispetto.

Potossolo

Sei molto bravo e dettagliato, e mi compiaccio.
Purtroppo tutto ciò è perfettamente inutile, per molti motivi.
Uno di questi è che i dati sono TUTTI opinabili e comunque la gente se ne frega.

Baci,

Potossolo

Meno Stato + mercato + liberta'

@Remo Lalli
Obiettivo primario di questo blog e' proprio 'costringere i politici' a dire le cose vere, altrimenti e' semplice, come abbiamo dimostrato, smentirli.
E in quasi tutti i paesi le elezioni si vincono convincendo gli indecisi che con poca probabilita' voteranno per un politico che e' dimostrato che dice cose false.

@Potossolo
Grazie per i complimenti. I dati non sono opinabili, parlano da soli.
Non sono d'accordo che sia tutto inutile (anche perche' gli dedico tempo e fatica) e infatti oggi Il Sole 24 Ore a pagina 17 ha pubblicato una pagina intera citando i dati di questo post e smentendo le affermazioni di Berlusconi e fara' altre 4 pagine nei prossimi giorni, una per ogni punto del contratto.

I blog come questo cambieranno per sempre la politica, a vantaggio dei politici seri, onesti e affidabili.

massenzio

Questo è un uso della Rete assolutamente costruttivo e realmente informativo. Credo che tra i milioni di utilizzatori della Rete a caccia di informazione si stia creando un implicito rifiuto delle menzogne di regime (qualunque esso sia) e si forniscano, con iniziative come questa, strumenti, e non istruzioni per l'uso...
Complimenti, davvero, e grazie.

Giovanni

C'è un altropunto del contratto con gli italiani non rispettato ed è quello sulle pensioni.
Berlusconi aveva promesso che avrebbe portato tutte le pensioni ad un minimo di 1 milione di lire.
Mia madre, pensionata al minimo, ci credette e votò Forza Italia. Dopo 4 anni mia madre riceve ancora una pensione ridicola: appena 440 euro al mese. Berlsuconi ha mantenuto la promessa solo per i pensionati che avevano compiuto 70 anni. Questo significa che quando mia madre compirà 70 anni, cioè tra due anni, potrà godere dei 516 euro di pensione, quindi potrà godere di un aumento ben misero,mentre quattro anni fa passare da uan pensione di 795.000 lire ad una di 1.000.000 di lire aveva un certo valore.
Saluti
Giovanni

nynoblog

Complimenti! Davvero convincente. Anche il post sui primi 35 giorni del Governo Prodi non fa una grinza... Non è facile trovare articoli così ben argomentati e non faziosi.
Continua così, tornerò spesso a visitarti.

francesco zaffuto

Si ripete la strategia delle ultime elezioni politiche, quella sull'ICI per la prima casa: era un'imposta che interessava tutti ed è stata tolta a tutti.
L’effetto della eliminazione dell’ICI sulla prima casa è stato:
- chi aveva un vecchio monolocale ha avuto un beneficio x;
- chi aveva cinque stanze in centro città un beneficio x+100;
tutti accontentati allo stesso modo e tutti hanno votato allo stesso modo.
Quando si fondò questa Repubblica si scrissero poche e chiare parole in materia di imposte e sono riportate nella Costituzione:
Art. 53.
Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.
Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.

Concorrere tutti in ragione della loro capacità contributiva, insieme al criterio della progressività, significa chiaramente che: il povero deve pagare anche lui qualcosa, un x; e i ricco deve pagare un x+100.
L’imposta IRPEF, per il suo carattere di imposta diretta sul reddito, è quella che può essere meglio regolata sull’effettiva ricchezza del cittadino; a differenza dell’IVA che è un’imposta sui consumi che grava anche sui generi alimentari e di prima necessità e che non tiene conto della ricchezza.
Se l’IRPEF, che è l’imposta base del sistema impositivo italiano che si può proporzionare alla effettiva ricchezza, con due sole aliquote avremo questa situazione:
- gli italiani poveri esonerati dal pagamento dell’IRPEF ed anche esonerati da ogni lamentela; ai quali si potrà dire “ma stai zitto te, lo sai quanto pago di tasse io”;
- la grande massa degli italiani al 23%; ben omologati in una strana eguaglianza dove chi guadagna 20.000 euro l’anno è uguale a chi ne guadagna 70.000.
- e la fetta di quelli del 33%; i ricchi finalmente salvati dalla mannaia delle imposte al 37 e 40 percento.
Non è questa la strada della giustizia impositiva, contribuzione di tutti e progressività comportano il ricorso a un ventaglio di aliquote che deve tenere conto dei vari stadi di ricchezza. Chi ha un reddito di poche migliaia di euro non è certo danneggiato se paga un 5% di IRPEF e può dirsi come tutti gli altri partecipe della contribuzione (tanto il suo esonero è solo fittizio perché paga l’IVA su ogni bene che acquista). Chi ha un reddito di 20.000 euro non può ricadere di punto in bianco nell’imposta del 23%, è giusto che la sua aliquota sia inferiore rispetto a chi ha redditi di 30 – 40 – 50 mila euro.
francesco zaffuto www.lacrisi2009.com

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