Mi associo all’appello di Oscar Giannino, vice direttore di Finanza e Mercati, e di Alberto Mingardi, direttore generale dell’Istituto Bruno Leoni, contro l’ipotesi di aumento dell’IVA di 2 punti percentuali (dal 20% al 22%) per finanziare buona parte del taglio di 5 punti del costo del lavoro (cuneo fiscale).
Sono contrario per un motivo di metodo e per uno di sostanza:
1) Metodo
Nel faccia a faccia Berlusconi-Prodi, davanti a 16 milioni di spettatori, nessuno dei due indicò chiaramente dove avrebbe trovato i soldi per mantenere le promesse (vedi mio post in fondo).
Riguardo al cuneo fiscale (almeno 10 miliardi di costo all’anno) Prodi disse
”Tassazione delle rendite finanziare e recupero dell’evasione fiscale”.
Penso che un leader politico deve avere il coraggio di dire in campagna elettorale come troverà i soldi.
Troppo comodo dire: recupero dell'evasione fiscale, e poi dopo poche settimane si pensa ad aumentare l‘IVA. Se Prodi crede che sia la cosa giusta da fare, doveva dirlo prima, non dopo.
La mia osservazione vale anche per Berlusconi, perché il taglio delle imposte dirette di circa 6 milardi di euro fu finanziato prevalentemente con un aumento di indirette, cosa che nel contratto con gli italiano non era stata indicata.
Il come si raggiunge un obiettivo (ad esempio mediante taglio di spesa piuttosto che aumento di tasse) è altrettanto importante dell’obiettivo stesso.
2) Sostanza
L’aumento di 2 punti dell’IVA (gettito stimato circa 7 miliardi) colpisce chi oggi paga le tasse; invece chi evade l’IVA continuerà a evaderla.
Inoltre incide maggiormente sui redditi bassi, che è una cosa che in teoria non dovrebbe fare un governo di sinistra.
No a ogni aumento di tasse; la cosa da fare è diminuire la spesa pubblica corrente, che negli ultimi anni è sempre salita, e recuperare l’evasione.
Webliografia:
FINO ALLA MORTE CONTRO NUOVE TASSE , di Oscar Giannino su Libero del 25 Aprile
ALTRO CHE SILVIO SERVE UNA RIVOLTA, di Alberto Mingardi su Libero del 26 Aprile
Faccia a faccia Berlusconi – Prodi: cose dette che non corrispondono ai dati e nessuno dei due dice dove troverà i soldi per realizzare il programma:
blog.menostato.it/2006/04/faccia_a_faccia.html
Berlusconi a Porta a Porta dice che ha rispettato il contratto, ma non corrisponde ai dati ISTAT:
blog.menostato.it/2005/12/berlusconi_a_po.html





"Il come si raggiunge un obiettivo (ad esempio mediante taglio di spesa piuttosto che aumento di tasse) è altrettanto importante dell’obiettivo stesso."
Questo e' vero, ma la stessa critica si puo' fare al tuo programma, purtroppo. Ad esempio, vuoi tagliare sia le tasse che la spesa pubblica, ma allo stesso tempo vuoi introdurre i sussidi di disoccupazione. E dove li prendi i soldi?
Scritto da: Marco de Innocentis | 03/05/06 a 10:32
"la cosa da fare è diminuire la spesa pubblica corrente, che negli ultimi anni è sempre salita, e recuperare l’evasione."
E come vuoi fare questo? Stampando soldi a ruota libera?
Scritto da: Marco de Innocentis | 03/05/06 a 10:59
Marco,
fino a oggi non ho pubblicato alcun programma, ho solo fatto delle considerazioni commentando articoli di economisti o affermazioni di politici.
Invece Prodi e Berlusconi si sono candidati per governare 57 milioni di persone.
Nei prossimi mesi metteremo sul sito un programma liberale e riformista, indicando dove prendere i soldi.
Ti faccio un esempio: i sussidi di disoccupazione previsti dal patto per l'Italia, che erano nel libro bianco di Biagi e che non sono stati attuati, costano circa 1 miliardi di euro all'anno.
Le imprese private ricevono ogni anno 25 miliardi di contributi.
Una ipotesi e' che da 25 miliardi si passi a 24 e quel miliardo sia destinato ai sussidi di disoccupazione.
Dei 24 che rimangono si potrebbero, entro qualche anno, azzerare e usarli per diminuire le tasse sulle aziende (IRAP e IRES), ma non per usarli per ulteriore spesa pubblica.
Tornero' piu' in dettaglio su queste cose nei prossimi mesi.
Vorrei tranquillizarti che non intendo stampare soldi a ruota libera.
Scritto da: Meno Stato + mercato + liberta' | 03/05/06 a 13:35
Ok, in effetti non hai postato un programma tuo, però avevi scritto di condividere quello di Alesina, e lui parlava di sussidi di disoccupazione con modello scandinavo.
Il problema dei sussidi è il "moral hazard": per molta gente sarebbe più comodo intascare i sussidi e non cercare lavoro, oppure intascarli e lavorare in nero. Per contenere questo rischio devi creare tutta una burocrazia che vigili sui lavoratori e li aiuti nella ricerca di lavoro, e i suoi costi si sommano a quelli dei sussidi.
Dall'altra parte c'è il fatto che, come notava Mises, nel libero mercato la disoccupazione non può esistere, o meglio è solo volontaria, quindi i sussidi sono inutili. Qui a Londra, anche se il mercato non è proprio libero, chiunque può trovare lavoro da un giorno all'altro. Se io faccio il consulente finanziario e vengo licenziato, posso decidere di cercare un altro lavoro come consulente, anche se so che ci metterò settimane o mesi prima di trovarlo. E' disoccupazione volontaria, o speculativa. In qualsiasi momento potrei cominciare a lavorare come garzone o cameriere, ma scelgo di non farlo. Visto che più si va in alto nella scala degli stipendi più aumenta l'incentivo alla disoccupazione speculativa, si deduce che la grande maggioranza dei sussidi sarebbero pagati non ai "poveracci" ma ai professionisti benestanti (programmatori, avvocati, ingegneri, ecc) che meno ne hanno bisogno... C'è davvero bisogno di tutto questo?
Scritto da: Marco de Innocentis | 03/05/06 a 14:42
Caro Marco de Innocentis, mi associo al redattore di menostato. Nessun politico aspirante alla presidenza del consiglio può dichiarare pubblicamente di ridurre il cuneo fiscale senza dire chiaramente da dove recupererà i soldi. Altrimenti si tratta di presa in giro. Nessun politico aspirante alla presidenza del consiglio può far riferimento a fatti cifre e percentuali senza indicarne la fonte certa e il modo in cui i valori sono stati calcolati, altrimenti è una presa in giro.
Nessun politico aspirante alla presidenza del consiglio non può non sapere che un'ottimizzazzione delle risorse interne al paese aiuterebbe a far calare il gettito fiscale e a offrire più servizi al cittadino, mi pare di aver letto tempo fa che nel 2002 la spesa annua del quirinale fu di circa 290 miliardi di vecchie lire. Altro che aumento dell'iva.
Scritto da: Raffaele | 04/05/06 a 10:54
Ciao Raffaele,
"Nessun politico aspirante alla presidenza del consiglio non può non sapere che un'ottimizzazzione delle risorse interne al paese aiuterebbe a far calare il gettito fiscale e a offrire più servizi al cittadino"
Purtroppo va a te l'onere di spiegare come fare questa ottimizzazione, altrimenti è la stessa fuffa senza dati dei politici...
Ciao,
Marco
Scritto da: Marco de Innocentis | 04/05/06 a 15:02
Zero sussidi statali alle imprese private.
Enorme riduzione degli occupati nel pubblico impiego, mediante privatizzazioni o chiusura di tutte le aziende inutili finanziate dai contribuenti.
Tutti i dipendenti pubblici a casa o a lavorare seriamente.
Scritto da: Alessandro | 05/05/06 a 18:02
I sindacati risponderebbero con una serie di scioperi che metterebbero in ginocchio tutto il paese. Quale sarebbe la tua mossa successiva?
Scritto da: Marco | 06/05/06 a 12:47
Credo che ci vorebbe il coraggio politico di andare contro i sindacati, purtroppo non vedo nessuna lady di ferro in italia.
I.e. ci sarebbero bei risparmi facendo fallire alitalia.
Il recupero degli sprechi purtroppo potrebbe essere enorme, come dimostrano anche le ultime notizie, ma il problema è come fare per recuperarli..
Scritto da: gabriele | 07/05/06 a 12:19
I sindacati hanno il diritto legale di scioperare. La Thatcher ebbe molta fortuna, perche' i sindacati dei minatori si comportarono illegalmente (indissero uno sciopero senza metterlo ai voti). In piu', quando i minatori che non avevano aderito allo sciopero - illegale - provarono ad andare a lavorare, furono picchiati dai sindacalisti e il tutto fu ripreso dalle telecamere. Questo contribui' a far perdere la faccia ai sindacati.
L'unica soluzione e' quella di abolire completamente i privilegi dei sindacati, incluso il diritto di scioperare senza essere licenziati. Ovviamente non succedera'.
Scritto da: Marco de Innocentis | 08/05/06 a 11:44
@Marco
Ovviamente il sindacato ha il diritto legale di scioperare.
Io penso che un governo serio e coraggioso non debba farsi intimidire dal sindacato.
Il diritto di sciopero garantito dalla Costituzione non e' un diritto di veto per non fare approvare nuove leggi.
Inoltre, per ogni giorno di sciopero i lavoratori rinunciano a una parte dello stipendio, e bisogna vedere per quanto sono disposti a andare avanti.
Compito del governo e' di illustrare ai cittadini i vantaggi delle riforme che vorrebbe fare, sapendo ovviamente che chi oggi gode di rendite o privilegi sara' contrario e provera' a fermare in ogni modo.
Ma non accetto l'idea che neanche ci si possa provare, qualora il sindacato indica uno sciopero (che e' assolutamente legittimo).
Lo so che non e' facile, tanto gli scioperi ci sono quasi ogni settimana e le riforme non arrivano lo stesso (quando mi sposto per lavoro in treno prendo gli appuntamenti in base al calendario degli scioperi, e piu' di una volta ho dovuto cambiare i miei piani).
Scritto da: Meno Stato + mercato + liberta' | 08/05/06 a 18:27
Non sapevo che in Italia il diritto di sciopero fosse garantito dalla Costituzione. Questo sicuramente rende le cose più difficili. E' chiaro che ogni lavoratore dovrebbe avere diritto di scioperare senza per questo finire in galera, ma il datore di lavoro dovrebbe essere altrettanto libero di licenziare chi non rispetta il suo contratto di lavoro.
E' vero che per ogni giornata di sciopero i lavoratori rinunciano a una parte di stipendio, ma per le grosse industrie o per chi lavora nei servizi anche uno sciopero breve può avere conseguenze disastrose (vedi il caso di GM e Ford in USA).
Scritto da: Marco | 08/05/06 a 20:08
@Marco
il diritto di sciopero e' una cosa, quello di licenziare un'altra.
In Italia ci sono restrizioni al licenziamento che non esistono in nessun paese d'Europa, e questo e', a mio avviso uno dei motivi della precarieta' giovanile.
Uno delle ragioni (oltre alla durata del periodo di prova) per le quali le aziende sono restie a trasformare un contratto a termine (nelle sue varie forme) in contratto a tempo indeterminato e' proprio il fatto del licenziamento.
Nei paesi in cui c'e' piu' liberta' di licenziare, e' minore la disoccupazione.
Ci tornero' piu' in la con un post apposito.
Scritto da: Meno Stato + mercato + liberta' | 09/05/06 a 16:27
Ok ma che intendi per "diritto di sciopero"? Se intendi il diritto di scioperare senza essere licenziati, allora devi accettarne tutte le conseguenze: anche il fatto che devi consultare il calendario degli scioperi prima di viaggiare...
Per quanto mi riguarda il diritto di sciopero non esiste: se si firma un contratto di lavoro bisogna rispettarlo, o rischiare di essere licenziati.
Scritto da: Marco | 09/05/06 a 18:54
marco: beh, insomma, il diritto di scipero è un po' una cosa fondamentale, per quanto uno possa essere leale all'azienda se questa dopo due anni che è scaduto non ha ancora rinnovato il contratto un pensierino allo sciopero comincia a farlo..
I sindacati devono esserci e devono fare il loro lavoro, solo che imo non si deve esserne succubi.
Scritto da: gabriele | 09/05/06 a 22:03
Scusa ma non capisco l'esempio che fai: in che senso l'azienda non rinnova il contratto?
I privilegi dei sindacati hanno tre conseguenze
1. Aumento del salario minimo rispetto al livello di equilibrio
2. Appiattimento dei salari (i dipendenti meno pagati guadagnano poco meno di quelli meglio pagati)
3. Difficoltà o impossibilità a licenziare i dipendenti meno produttivi
Le conseguenze sono aumento della disoccupazione, e diminuzione della meritocrazia e degli incentivi. Anche Milton Friedman, pur essendo favorevole allo stato sociale, era contrario ai privilegi dei sindacati.
Scritto da: Marco | 11/05/06 a 12:53
Non so perché, ma mi riesce difficile parlare di Milton Friedman al presente, anche se è ancora vivo...
Scritto da: Marco | 11/05/06 a 15:33