Interessantissimo studio (che trovi nella webliografia) dei Riformatori Liberali che dimostra, numeri alla mano, che la pressione fiscale effettiva sulle famiglie di lavoratori dipendenti va dal 60% al 70%, a seconda del reddito e del numero di figli.
Sono comprese:
- tasse,
- imposte dirette,
- indirette,
contributi,
cioè tutto ciò che, da parte del dipendente o dell’azienda per conto del dipendente, è dovuto allo Stato per obbligo di legge e impiegato dallo Stato attraverso la spesa pubblica.
Sono state considerate 3 famiglie-tipo di riferimento: tutte monoreddito (25.000, 60.000, 100.000 euro), con un capofamiglia dipendente e coniuge e due figli a carico.
Fra l’altro, come illustrato anche nell’appendice, la pressione effettiva è ancora più alta perché vanno conteggiate altre cose come:
- le imposte di bollo (che tutti noi paghiamo sul conto corrente bancario e conto titoli),
- le marche da bollo,
- la marca per il passaporto,
etc.
A tutto ciò va aggiunto:
- il maggior costo che i cittadini pagano per quei servizi privati e/o semipubblici che sono in monopolio o oligopolio (telecomunicazioni, energia, banche, etc.);
- gli aumenti di tasse previsti nella Finanziaria 2007 (contributi INPS, ticket pronto soccorso, bollo auto, addizionali regionali, etc.)
- la tassazione dei risparmi, che aumenterà nel 2007 con la riforma prevista (maggior gettito 2 miliardi di euro a regime nel 2008).
Siamo convinti che la maggior parte dei cittadini non si renda conto della somma complessiva delle tasse che paga (per poi avere in cambio servizi scadenti).
I 2 principali motivi sono:
1) nella busta paga che il lavoratore riceve ci sono solo le tasse a suo carico, non quelle a carico dell’azienda; per ogni 100 euro che l’aziende spende, il lavoratore ne riceve mediamente 54 nette,
2) quando si compra in un negozio o si mangia al ristorante, non è indicato nello scontrino quanto sia il netto e quanto l’IVA a carico del consumatore (come invece è correttamente indicato nelle fatture di telefono, luce, acqua e gas).
Ecco in sintesi alcune nostre proposte concrete per aumentare la trasparenza del sistema fiscale, sulle quali torneremo con altri interventi:
A) Busta paga annuale aggiuntiva con tutti i costi totali
Ogni lavoratore dipendente dovrebbe ricevere una volta all’anno una busta paga supplementare che indichi anche tutti i costi che l’azienda ha sostenuto per suo conto.
B) Abolizione sostituto d’imposta
Le aziende danno ai lavoratori il lordo + tutte le imposte e tasse (ire, inps, inail, etc); sarà poi compito del lavoratore darle allo Stato. Obiettivo è che i lavoratori tocchino con mano che ogni 100 euro che hanno faticosamente guadagnato 46 vanno allo Stato pochi giorno dopo rispetto a quando prendono lo stipendio.
C) Scontrini in negozi e ristoranti con IVA scorporata
Negli Stati Uniti in ogni negozio, ristorante o albergo, al momento di pagare il conto c’è chiaramente separato il costo del prodotto/servizio rispetto all’IVA; ad esempio
- per un capo di abbigliamento 40+8=48
- cena al ristorante = 20+2=22
La stessa cosa va fatta in Italia, in modo che ogni cittadino si renda sempre conto ogni volta di quante tasse indirette paga nel momento in cui le paga.
Consenso sociale e politico per riformare la spesa
Quando milioni di persone avranno preso coscienza di queste cose, allora si può trovare il consenso sociale e politico per riformare i meccanismi di spesa, che sono la causa di questa elevatissima pressione fiscale effettiva che c’è sia sulle famiglie di centro-destra che di centro-sinistra.
E l’obiettivo è di diminuire la spesa pubblica (che nel 2005 è il 48,5% del PIL mentre in Irlanda è il 34,3% in Spagna il 40,5% e in Inghilterra il 43,6%) a parità di servizi erogati, eliminando gli sprechi e aumentando la produttività della pubblica amministrazione e dei pubblici dipendenti.
La spesa pubblica al netto degli interessi è cresciuta dal 2000 al 2005 di 2,7 punti di PIL, pari a 38 miliardi di euro (circa 73.500 miliardi).
E’ curioso che il centro-destra manifesti in piazza contro l’aumento delle tasse della Finanziaria di Prodi, visto che durante i suoi 5 anni di governo (2001-2005) la spesa pubblica al netto degli interessi è cresciuta di 2,1 punti di PIL, pari a 30 miliardi di euro (circa 58.000 miliardi).
La pressione fiscale non è aumentata perché la maggior spesa è stata compensata da una minor spesa per interessi (dal 6,5% del PIL nel 2001 al 4,5% del 2005) grazie al calo degli interessi (e della stesa cosa ha beneficiato il centro sinistra dal 1996 al 2001, la spesa per interessi è passata dall’11,5% del 1996 al 6,5% del 2000).
Webliografia:
Riformatori liberali: Tartassati d'Italia: I veri numeri dell'oppressione fiscale sulle famiglie italiane
Documentazione dettagliata dello studio in PDF
COSTO DEL LAVORO IN EUROPA, RETRIBUZIONI LORDE E NETTE: OPERAIO MEDIO INDUSTRIA MANIFATTURIERA COMPOSIZIONI % RETRIBUZIONE LORDA = 100
www.menostato.it/fatti_CostoLavoro_LordoNettoOperaio.html
SPESA AL NETTO DI INTERESSI IN % SUL PIL dal 1994 al 2005
www.menostato.it/fatti_SpesaPublica_NettoInteressi.html
SPESA PER INTERESSI IN % SUL PIL dal 1994 al 2005
www.menostato.it/fatti_SpesaPublica_PerInteressi.html





Io i contributi pensionistici non li considerei tasse. Se l'Inps fosse privata, anzi, sarebbe accumulazione di risparmio...
Peraltro, mi piacerebbe vedere (lavoro immane) la composizione più dettagliata possibile della spesa pubblica.
Un commento politico: siamo l'unico paese al mondo dove la destra 'liberale' ha prodotto un bilancio sovietico!
Scritto da: luciano | 02/12/06 a 09:59
Vero, un governo di destra che si dichiara liberale ma che non ha fatto nulla in tal senso. Il problema al solito è la gente credulona. Almeno a Padoa Schioppa riconosco l'onestà politica ed economica di voler sanare le finanze pubbliche, ma siccome a causa della pressione dei partiti non è riuscito a tagliare le spese come indicato nel dpef, ha aumentato le tasse. Facile fare debiti come Tremonti, tanto poi non li paga lui.
Scritto da: Paolo Rossi | 02/12/06 a 11:27
Ma la cosa che più mi fa imbestialire è che quando dimostro dati alla mano la spesa allegra del precedente governo a chiunque lo abbia votato allora ed anche ora, ottengo sempre e solo negazioni: 'chissà dove sono stati presi i dati', 'lo ha fatto perché non c'era la ripresa', 'non ci credo', 'e gli insegnanti che fanno lezioni in nero'(!!!), 'sei il solito comunista'(!!!!!).
Che razza di paese...
Scritto da: luciano | 02/12/06 a 12:52
@luciano1.
Per l'ISTAT e Eurostat la pressione fiscale e' la somma delle imposte dirette, indirette e i contributi sociali.
Fra l'altro noi siamo per eliminare la pensione obbligatoria, cioe' il cittadino deve essere libero di decidere se avere o meno una pensione obbligatoria, e se la vuole deve poterla fare privatamente (come e' in America, Cile, Canada e Australia) e non ossere obbligato a averla per forza con lo Stato.
@Paolo Rossi
Il DPEF e' stato votato da tutto il consiglio dei ministri (salvo Ferrando dei comunisti italiani); poi dopo 2 mesi la Finanziaria approvata dal consiglio dei ministri non rispecchiava quanto previsto dalle stesse persone nel DPEF, nonostante un aumento improvviso del gettito fiscale e un deficit migliore del previsto.
I debiti non li ha fatti Tremonti, ma 20 anni di gestione dissennata della finanza pubblica da parte della classe politica.
@luciano2
Uno degli obiettivi di questo blog è che il dibattito politico sia basato su fatti tratti da fonti ufficiali, e non sia più un tifo da stadio fazioso.
Scritto da: Meno Stato + mercato + liberta' | 02/12/06 a 19:28
@moderatore: veramente io il tifo lo subisco, quando parlo di cifre...
Sto anche facendo pubblicità a questo sito, ma l'accoglienza è fredda. Meglio l'ideologia della verità, a quanto pare.
Sui contributi faccio ammenda; ed un sistema totalmente privato sarebbe anche una bella scossa per un sistema industriale che troppo spesso dimentica di vivere nel libero mercato, dove i concorrenti vanno battuti perché il prodotto è migliore.
"solo i paranoici sopravvivono" Andy Grove
Scritto da: luciano | 02/12/06 a 20:02
Luciano,
hai ragione: il governo Berlusconi è stato statalista e spendaccione. Ha abbassato le tasse ma non è riuscito ad abbassare le spese.
Questo dipende dal fatto che in Italia anche il centrodestra è troppo di sinistra.
D'altra parte questo governo alza le tasse ed alza le spese, il che è continuare la politica statalista della scorsa legislatura peggiorandola. Per quanto Berlusconi abbia fatto male (ha fatto politiche fiscali espansive di tipo Keynesiano, riducendo la pressione fiscale in tempi di recessione, mentre avrebbe dovuto avere il coraggio di fare anche dei tagli) questo governo sta facendo il peggio possibile immaginabile.
I liberisti votano centrodestra turandosi il naso. Che ci potevano fare: avevano bisogno dei voti dei democristiani e della destra sociale...
Ma votare il centrosinistra è come regalare le catene a chi ti vuole schiavizzare.
Perché questo centrosinistra è un tiranno.
Scritto da: Gionata Pacor | 03/12/06 a 17:35
@Luciano
Un suggerimento per attirare l'attenzione dei tuoi amici e parenti relativamente ai fatti e alle opinioni di MenoStato.
Inizia a fare leggere loro i fatti relativi ai partiti che non votano; ad esempio se sono di centro-destra, fai vedere i nostri articolo in cui dimostriamo che la finanziaria 2007 del centro-sinistra aumenta vari tipi di tasse (ticket pronto soccorso, bollo auto, contributi INPS su autonomi, apprendisti, dipendenti, etc):
http://blog.menostato.it/finanziaria_2007
Poi dopo qualche giorno mostragli il nostro articolo in cui dimostriamo, in base a dati ufficiali, che il contratto con gli italiani di Berlusconi non fu rispettato in almeno 2 punti (lavoro e tasse):
http://blog.menostato.it/2005/12/berlusconi_a_po.html
Noi non siamo ne' di destra ne' di sinistra, valutiamo i fatti, senza pregiudizi ideologici.
@Gionata Pacor
Il governo Berlusconi ha si' abbasato le imposte dirette (quelle sulle persone fisiche), ma lo ha finanziato prevalentemente in 2 modi:
- aumento di imposte indirette (marche da bollo, sigarette, benzina, etc),
- aumento del 20% del gettito delle imposte sulle società (IRES), nonostante aliquota piu' bassa di punto percentuale (perche' ha modificato la base imponibile a sfavore della aziende).
Quindi in sostanza ha spostato la tassazione da una parte all'altra, e infatti la pressione fiscale complessiva e' scesa di soli 0,7 punti di PIL, passata dal 41,2% del PIL del 2001 al 40,5% del 2005, nonostante un calo di 2 punti di PIL della spesa per interessi, che e' stato quasi tutto usato per fare maggiore spesa pubblica.
Scritto da: Meno Stato +mercato +libertà | 03/12/06 a 20:26
un plauso a questo ottimo sito che finalmente riesce a passare dalla sterile "protesta" all'efficace "proposta". non si può continuare solo ed esclusivamente a protestare. occorre passare a proproste concrete per uscire dal tunnel dell'esproprio fiscale reiterato e continuato. gli italiani non sono "pecore" da mungere impunemente un giorno sì e l'altro pure. bisogna invertire la rotta finche siamo in ytempo. l'economia italiana è sempre più vicina aal collasso. grazie ai governi di sinistre e a questo governo PRODI, il peggiore della Repubblica.
Scritto da: galgano p. | 04/12/06 a 19:16
Ma volevo fare una domanda, il ticket sul pronto soccorso nel caso di interventi in Codice Verde, cioè che possono essere fatti entro 48 ore, non penso si debba considerare una tassa, è una partecipazione alla spesa su un servizio non necessario, o sbaglio?
Pretendere di pagare meno tasse e poi rifiutarsi di pagare di tasca propria cose come il pronto soccorso che ha costi incomprimibili mi sembra una buffonata.
Scritto da: pietro | 04/12/06 a 20:00
@galgano p.
Ad un anno dalla nascita di MenoStato, iniziamo a fare proposte concrete.
In questo anno abbiamo raccolto, classificato, reso pluriannuali oltre 230 pagine di fatti di economia degli ultimi 10 anni italiani e europei:
http://www.menostato.it/fatti.html
tratti da 108 documenti di fonti ufficiali.
Il motivo è che vogliamo che le nostre proposte liberali e riformiste siano basate su fatti e numeri oggettivi, e non su slogan.
Continueremo nei prossimi mesi sia a evidenziare nuovi fatti che a fare proposte,
con l'obiettivo che sia in Parlamento un accordo bipartisan per realizzarle, come e' accaduto molte volte negli Stati Uniti.
@pietro
Non abbiamo al momento elementi per darti una risposta basata su fatti; certamente ci sono cittadini che fanno i furbi e vanno al pronto soccorso per non fare la fila.
Il Governo ha il diritto di mettere tutte le tasse o contributi di spesa che vuole.
Noi pero' diciamo che deve dirlo PRIMA delle elezioni, in modo che ogni cittadino che decide di votare i partiti della colazione sa da prima quali e quante tasse aumenteranno.
E questo vale per ogni Governo, indipendentemente dal colore politico.
Scritto da: Meno Stato + mercato + liberta' | 05/12/06 a 09:10
Simpatica l'iniziativa del "Riformatori Liberali". Peccato che siano così sfacciatamente schierati con la CdL. Quando Berlusconi era al potere non si sarebbero mai sognati di criticare il governo, ora ogni scusa è buona (vedi il pezzo di BDV su Prodi e Israele).
Luciano: I "contributi pensionistici" sono tasse a tutti gli effetti (infatti in USA fanno parte di quella che viene chiamata Social Security Tax). Certo, se l'INPS fosse privata e ognuno fosse libero di versarli o meno, allora non sarebbero tasse. Ma così com'è quei tuoi "contributi" vanno a pagare la pensione di qualcun altro, non la tua.
Scritto da: Marco | 05/12/06 a 17:36
Io che pensavo di essere sempre informato mi stavo per perdere, addirittura, uno studio dei riformatori liberali: grazie davvero per l'imprescindibile segnalazione.
Ora aspetto con ansia gli studi dei fotoincisori razionalisti e delle suore brignoline.
Scritto da: gesù bambino | 05/12/06 a 19:40
@moderatore: ringrazio per il suggerimento con sottinteso psicologico: usare lo specchietto per attirare le allodole e poi farle cascare nel tranello ;-)
Lancio una provocazione molto distante dalla correttezza della teoria economica: se il sistema pensionistico fosse totalmente privato (Cile?); la sanità fosse erogata tramite assicurazione privata (Usa); e l'intero sistema scolastico funzionasse tramite buono-scuola di base, più tassa d'iscrizione per personalizzare la scelta; le autonomie locali funzionassero con tasse locali (mica come adesso), secondo voi quale aliquota di imposizione sul reddito basterebbe allo Stato per garantire il servizio del debito, l'ordine pubblico, magistratura, difesa e le prestazioni puramente assistenziali? E soprattutto, quale sarebbe il livello di soddisfazione del cittadino?
E perché invece nei paesi scandinavi, dove i bilanci non sono sempre sull'orlo del precipizio come i nostri, manco si sognano di abbandonare quel welfare così maternale?
Sarà forse anche una questione di etica?
PS: riguardo alla busta paga, basta fare una cosa più semplice: includere anche quel 33% circa di contributi pensionistici versati dall'azienda nei conteggi. Il dipendente li aprirebbe gli occhi, eccome...
Non c'è nessun aumento di efficienza del sistema economico a volere abolire la ritenuta d'acconto.
Scritto da: luciano | 05/12/06 a 21:25
Ho notato con piacere che il titolare di questo blog è stato invitato a partecipare alla trasmissione Pronto chi Parla su TeleNordest e in questo momento sta conducendo un vivace dibattito sul liberismo. Complimenti. JA
Scritto da: JA | 05/12/06 a 22:21
Luciano: non so nulla del sistema pensionistico in Cile, ma la sanità americana non è affatto privata. La spesa pubblica USA pro capite nel settore sanitario è tra le più alte di tutti i paesi industrializzati. Vedi qui (dati del 2004)
http://www.oecd.org/dataoecd/29/52/36960035.pdf
Solo il Lussemburgo, la Norvegia e l'Islanda avevano una spesa pro capite più alta. Se mi dici che non funziona bene sono d'accordo, ma è un fallimento del settore pubblico, non privato.
Riguardo alla Svezia, ti ricordo che alle ultime elezioni i socialdemocratici svedesi, gli autori dello stato sociale svedese, sono stati sconfitti e sostituiti da una coalizione (l'Alleanza per la Svezia) con un programma di forti tagli alle tasse, in parte già messo in atto. Ti consiglierei tra l'altro di leggere questo articolo, in inglese
http://www.mises.org/story/2259
Scritto da: Marco | 06/12/06 a 00:51
Marco, grazie per il contributo. Ti faccio però notare che, come si legge nello stesso, la spesa pubblica negli USA ammonta (credo siano i programmi Medicare e Medicaid per anziani e non abbienti; più altra assistenza pubblica generalmente fornita) al 45% della spesa totale: il resto è privato. Ciò nonostante il livello complessivo della spesa pro capite è (Lussemburgo, ricchissimo, escluso) più alto almeno del 50% di qualunque altra nazione inclusa nel rapporto. E per ottenere come risultato che la vita media è sotto la media OCSE.
Nonostante io sia contrario alla presenza dello Stato nei settori dell'economia che il privato possa presidiare, mi viene da pensare che oramai la sanità USA sia un industria che si autogiustifica: i costi sembra quasi che salgano spinti per assurdo dalla concorrenza, dato che la stessa si gioca non sul fattore prezzo ma sulla qualità del servizio; e nella sanità qualità e novità si pagano proporzionalmente di più che in altri settori (produttivi). Le pressioni delle assicurazioni (che pagano il conto per la fetta privata) non sono evidentemente sufficienti a contenere questa escalation.
Per cui mi viene il serio dubbio che in determinati campi, introdurre il principio della possibile ricerca del profitto (invece che il semplice ripiano dei costi ex post) non porti ad un incremento di produttività, ma ad extracosti per la collettività.
Il Cile invece è un caso scuola: il sistema pensionistico è stato rivoltato come un calzino. Ecco un contributo:
http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=0000000141
Infine, la Svezia. Vero, c'è appena stato un cambio di leadership; però Danimarca, Islanda, Norvegia e Finlandia continuano imperterrite a macinare alta occupazione ed alte tutele, seppur con ricette differenti.
E' anche vero che sono Stati ben più piccoli di Italia, Francia o Germania e quindi più rapidi a recepire i cambiamenti introdotti, però i risultati sono esemplari. Vogliamo parlare del sistema scolastico finlandese?
Scritto da: luciano | 06/12/06 a 22:32
penso che non ci siano molte speranze: un governo coraggioso potrebbe proabilmente invertire la rotta nella crescita della spesa, ma sarebbe troppo impopolare quindi non riuscirebbe a governare. Del resto gli italiani vivono sempre piu alla giornata, non si pensa al conto che si paghera'perche lo pagheranno le altre generazioni come i pescatori di frodo che distruggono la fauna marina senza pensare ai figli che andranno a pescare nello stesso mare per vivere... Quindi un risanamento radicale e continuativo e molto improbabile in questa generazione. Del resto il patto intergenerazionale era stato gia' rotto al tempo della spesa corrente finanziata dai bot !!!! Come dire, anziche'fare investimenti per strutture e infrastrutture con i debiti, si sono pagati gli stipendi dei dipendenti pubblici con il debito finanzizato dai bot, ve lo siete dimenticato questo? Peccato. Bene, ora si continua sempre sulla stessa strada, ma la bolletta diventa sempre piu salata ed il bel paese restera' il bel paese per fare le vacanze. Per adesso scusate ma io resto all'estero, fiero di essere italiano ma orgoglioso e felice di vivere all'estero e pagare le tasse a governi piu meritevoli, felice di usufruire di servizi degni di questo termine. Del resto l'europa e' anche concorrenza tra governi, il governo piu efficiente attira piu europei e quindi piu contribuenti. Ed ogni volta che incontro un italiano, ci guardiamo negli occhi e ci chiediamo: ma tu hai voglia di tornarci la? Si, per farci le vacanze...
Buona fortuna italia.
Scritto da: alessandro | 07/12/06 a 01:31
@ luciano
te dici:
"Non c'è nessun aumento di efficienza del sistema economico a volere abolire la ritenuta d'acconto."
Non e' solo una questione di ritenuta di acconto IRE (ex IRPEF), ma anche del 33% di contributi INPS che il datore di lavoro versa per il lavoratore e che il lavoratore non vede neanche in busta paga.
Siamo d'accordo che l'efficienza non aumenta, ma il nostro obiettivo è che ognuno
dei 16.000.000 di lavoratori dipendenti veda
ogni mese sul suo conto corrente che ogni 100 euro che guadagna, 46 vanno allo Stato
senza che neanche li tocchi.
Aggiungendo poi le imposte indirette si arriva al 60-70%.
Per la riforma delle pensioni in Cile, ne parleremo in futuro.
In sintesi sono passati da un sistema a ripartizione a uno contributivo, ma la grossa novita' è che ogni lavoratore decide in autonomia a chi affidare i suoi contibuti (ci sono decine di alternative) e con quale grado di rischio.
C'e' massima liberta' di scelta per il lavoratore, e in Cile è stato adottato il modello teorizzato Milton Friedman, recentemente scomparso.
C'e' un interessante libro dell'Istituo Bruno Leoni al riguardo,
Pensioni: una riforma per sopravvivere. Prospettive europee per il modello a capitalizzazione
http://www.bol.it/libri/scheda/ea978884980926.html?referrer=catitvirfs0101
Inoltre noi pensiamo che aumentando la concorrenza e facendo fare un passo indietro alla presenza dello Stato dell'economia, aumentera' la liberta' di scelta dei cittadini di cosa fare con i propri soldi.
@Alessandro
Capiamo il tuo pessimismo, ci sono molti e irrisolti problemi, ma l'Italia è un paese che ha delle capacita' eccezionali, si tratta solo di fare emergere le energia positive che ci sono in ogni parte d'Italia
con l'obiettivo comune di migliorare la qualita' della vita di tuti i cittadini, sia
di centro-destra che di centro-sinistra.
Ai mondiali di calcio abbiamo dimostrato che, mettendo da parte la rivalita' personali, quando uniamo le forze possiamo essere numeri 1 al mondo.
La questione pero' è che tutta la classe politica dovrebbe pensare alle esigenze dei cittadini e non a quelle del ceto politico e relative clientele.
Scritto da: Meno Stato + mercato + liberta' | 07/12/06 a 13:57
Luciano: guarda che ti sbagli sulla spesa sanitaria USA. Guarda bene il secondo grafico: la parte blu della colonna corrisponde alla spesa privata, quella rossa alla spesa pubblica. Confrontando con le altre colonne puoi vedere facilmente che che la spesa pubblica pro capite in USA e' superiore a quella di tutti gli altri paesi a parte Islanda, Norvegia e Lussemburgo. Il fatto che il 55% della spesa totale venga dal settore privato è irrilevante: lo stato americano spende, pro capite, più in programmi di assistenza sanitaria di quasi tutti gli altri paesi dell'OECD (il club dei "paesi ricchi"). E' difficile anche dire che le differenze siano dovute ai cambi, perché i paragoni sono fatti secondo la Purchasing Power Parity (PPP), quindi tenendo conto del potere di acquisto e non del cambio nominale.
Scritto da: Marco | 07/12/06 a 17:59
@moderatore: difatti, è quello che ho detto anche io: basta aggiungere in busta paga i contributi pagati ed il lavoratore avrà la piena percezione della pressione fiscale complessiva.
@Marco: ho capito il tuo punto, stiamo vedendo le due facce della stessa medaglia; io volevo evidenziare il fatto che:
a) la spesa sanitaria complessiva USA è anomala rispetto al resto del mondo
b) e questo, nonostante la quota prevalente sia privata, e quella pubblica sia un'offerta residuale rispetto alla scelta primaria (assicurazione sanitaria+istituto privato).
Ciao
Scritto da: Luciano | 09/12/06 a 12:06
@luciano
concordo, aggiungiamo in busta paga tutti i contributi, cosi' i lavoratori sapranno meglio quanto e' il costo totale.
e' una cosa semplice da fare per le aziende, ma secondo noi di grande impatto e efficacia.
Scritto da: Meno Stato + mercato + liberta' | 11/12/06 a 18:50
Per curiosità, cosa c'è scritto nelle buste paga italiane? Qui (in Inghilterra) è indicato lo stipendio lordo, le tasse trattenute, il "contributo" pensionistico del lavoratore e quello del datore di lavoro (la differenza tra i due è puramente burocratica), e lo stipendio netto.
Scritto da: Marco | 12/12/06 a 11:10
@luciano
Ripensandoci, aggiungere in busta paga il 33% di contributi INPS a carico dell'azienda non basta, perche' c'e' anche l'IRAP (4,25%), che in alcune regioni ha un addizionale ulteriore di oltre 1%.
Inoltre, poiche' l'IRAP non e' deducibile ai fini IRES, va aumentata del 33%, cioe' 4,25+33%=5,65%.
Il lavoratore non sa queste cose, ne' vede tutti questi costi che l'azienda sostiene.
Andrebbe anche aggiunto il costo per calcolare una busta paga (una piccola impresa paga 30 euro al mese per dipendente), cioe' 360 euro l'anno a dipendente solo per sapere quante tasse e contributi vanno pagati allo Stato.
@Marco
La busta paga italiana e' come quella inglese che dici te, salvo il piccolo particolare che non ci sono i contributi INPS a carico del datore di lavoro (circa il 33%)...
Nei prossimi anni sara' una nostra battaglia, noi vogliamo che tutti i lavoratori italiani si rendano conto di quante tasse e contributi vengono loro 'sottratti' e gestiti, spesso male, dalla politica e dal sindacato.
Quando milioni di persone capiranno queste cose, allora le idee del libero mercato troveranno terreno fertile anche in Italia.
Scritto da: Meno Stato + mercato + liberta' | 12/12/06 a 21:35
Sulle proposte di menostato mi trovate parzialmente d'accordo. Bisogna mettere in busta paga le voce contributi azienda e Irap. Sulla proposta di togliere il sostituto d'imposta credo che in questo momento non sia saggio: in quanto noi italiani, siamo bravi a parlare quando evadono gli altri, ma poi.....
Inoltre, nello studio dei riformatori liberali sulle tasse degli italiani, non hanno messo per quanto riguarda l'operaio e forse anche il funzionario la voce assegno al nucleo familiare. Poi tanto scandalo sulle tasse da pagare: senza tasse niente servizi. Solo servizi a pagamento, paghi per andare a scuola, paghi per curarti, paghi sempre. Beh, chi prende uno stipendio alto se ne frega, ma chi deve campare una famiglia con un solo stipendio medio-basso che fa, si arrangia....
Scritto da: laviero | 20/12/06 a 06:22
Segnalo sull’argomento due articoli dell’economista libertarian Filippo Matteucci ( il teorico della democrazia turnaria e dell’economia privatista ):
Principi di economia privatista
Il fallimento sia dell’economia pianificata sovietica, finita in miseria, mafia e prostituzione, sia dell’oligopolio statalista e dirigista tipico delle democrazie formali delegate, impone un rovesciamento, una rivoluzione copernicana del modo di pensare e strutturare la scienza economica. Se qualcosa non funziona in un sistema socioeconomico vuol dire che i governanti hanno commesso uno o più errori, che a un dato bivio pregresso è stata imboccata la strada sbagliata.
Quanto ora detto vale a maggior ragione per l’Europa. Fino a meno di cento anni fa l’Europa, intesa come megasistema sufficientemente omogeneo di civiltà costituito dall’insieme dei Regni che la componevano, era la padrona del mondo, colei che aveva “la migliore probabilità di vittoria nella corsa allo sfruttamento delle ricchezze del globo”, per usare le parole dello Schmerb. I due decisivi errori al bivio che hanno portato quella che fu la Grande Europa all’attuale declino sono stati la svendita a poco prezzo dell’Impero Britannico e l’assunzione a principio di scienza del keynesianesimo.
…continua…
puoi continuare a leggere l’articolo qui:
http://www.finanzaediritto.it/articoli/principi-di-economia-privatista-4096.html
e
Proprietà privata e proprietà pubblica dello stato in Hans-Hermann Hoppe
“Uno stato è un monopolio territoriale della coercizione, un’agenzia che può dedicarsi a continue violazioni istituzionalizzate dei diritti di proprietà e allo sfruttamento dei proprietari privati tramite esproprio, tassazione e regolamentazione.” Con queste stesse parole Hans-Hermann Hoppe apre i suoi due saggi “Élites naturali, intellettuali e Stato” e “L’economia politica della monarchia e della democrazia, e l’idea di un ordine naturale”. Nella definizione proposta da Hoppe lo stato viene visto come soggetto, come una entità autonoma rispetto agli individui e alle famiglie che agiscono in esso e tramite esso. Nel prosieguo dei due scritti lo stato verrà poi considerato come oggetto di un diritto - potere, quello di proprietà. Tuttavia già nel concetto anglosassone di “agency” viene adombrata quella strumentalità dello stato, caratteristica essenziale della concezione e identificazione dello stato come apparato o insieme di apparati.
…continua…
puoi continuare a leggere l’articolo qui:
http://www.filosofiapolitica.net/showArticle.asp?ID=03-02-09-Hoppe&IDArea=2&dateReview=03-02-2009&typeMenu=0&showMenu=true&showComments=true
Scritto da: giangiacomo | 29/12/09 a 13:59